Attività del Consorzio

COREPLA considera prioritario il riciclo meccanico, che può essere ulteriormente sviluppato sul piano sia tecnico che di mercato, ma è consapevole che la complessità e le caratteristiche intrinseche dei rifiuti di imballaggi in plastica sono tali che, per la loro piena valorizzazione post-consumo, non si può prescindere, magari un giorno anche solo in forma residuale, dal c.d. “recupero energetico”. Il Consorzio opera pertanto per la  crescita di una rete di soluzioni tecnologiche diversificate, sicure e controllate, che, previa un’opportuna preparazione, possano consentire la trasformazione in energia e calore degli imballaggi non ancora riciclabili. Ad oggi sono due i flussi di rifiuti di imballaggi in plastica recuperati sottoforma di energia, che contribuiscono entrambi al raggiungimento degli obiettivi di legge:

  • la quota di imballaggi in plastica non ancora valorizzabile con il riciclo meccanico presente nella raccolta differenziata urbana, isolata a valle del processo di selezione;
  • la quota di imballaggi in plastica presente nel rifiuto indifferenziato avviato a termovalorizzatori di ultima generazione (con produzione di energia elettrica e termica).

Una quota di imballaggi misti derivanti dalla selezione meccanica della raccolta differenziata sono di  fatto non allocabili sul mercato del riciclo, in quanto per la loro eterogeneità o per le condizioni in cui si presentano risultano di qualità troppo scadente. Questi materiali racchiudono tuttavia pur sempre un potere calorifico superiore alle 5.000 kilocalorie per Kg, simile a quello del carbone o dell’alcool etilico. COREPLA, pertanto, li avvia alla produzione di combustibili alternativi presso impianti specializzati. I combustibili così ottenuti sono poi utilizzati preferibilmente in sostituzioni di combustibili fossili in impianti termici esistenti (ad esempio i cementifici), ma anche nei termovalorizzatori di ultima generazione.

COREPLA sta inoltre sviluppando, soprattutto grazie a partnership industriali con impianti esteri, il riciclo chimico (feedstock recycling) nel settore siderurgico degli imballaggi in plastica non avviabili a riciclo meccanico. Il mix plastico derivato dai processi di selezione, opportunamente preparato, diviene SRA (Secondary Reducing Agent)  ed  è utilizzato in altoforno nel ciclo di produzione della ghisa come “agente riducente” nelle reazioni di ossidazioni dei minerali ferrosi, con la possibilità di sostituire almeno il 20% del coke tradizionalmente utilizzato, con risparmi ambientali (minore produzione di CO2) ed economici.

L’Unione Europea e l’Italia stabiliscono una gerarchia delle forme di gestione dei rifiuti, che vede il riciclo meccanico precedere il recupero energetico (e seguire la prevenzione e il riutilizzo). Per questo COREPLA è impegnato per aumentare il tasso di raccolta differenziata e allargare i campi di applicazione delle plastiche riciclate. Una quota significativa di imballaggi in plastica resta tuttavia ancora nel flusso del rifiuto indifferenziato. Ciò costituisce sicuramente una distorsione da superare, soprattutto per quelle tipologie di imballaggi che potrebbero trovare buona collocazione sul mercato del riciclo. Laddove tuttavia il rifiuto indifferenziato viene smaltito in termovalorizzatori, è comunque assicurato il recupero sotto forma di energia e calore della quota di imballaggi in plastica in esso presente.

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